La ricerca della verità ai tempi del terrorismo basco: Le belve, di Clara Usón
recensione di Simona Perosce
“Questo è quello che m’hanno raccontato. Un pomeriggio di settembre del 1985 un uomo venne ucciso a colpi di pistola sulla porta di casa, in una città della Biscaglia”.
Così inizia Le belve di Clara Usón (pubblicato in Italia da Sellerio, nella traduzione di Silvia Sichel). Sin dalle prime righe, chi legge intuisce l’originalità dell’opera che ha tra le mani: è la violenza ad aprire il racconto, attraverso la voce che ne dà, a posteriori, testimonianza indiretta. Usón definisce la sua ultima fatica letteraria un “romanzo ibrido”, e questa chiave di lettura si rivela particolarmente efficace: Le belve è un romanzo di formazione, ma anche storico, capace di fondere con equilibrio la dimensione privata e quella collettiva. La crescita della protagonista, Miren, si inscrive dentro uno dei periodi più complessi della storia spagnola contemporanea.
La trama segue il percorso della giovane protagonista, che attraversa gli anni più tesi del conflitto basco e cerca la verità del suo dramma familiare, tra scelte personali, incontri decisivi e un progressivo confronto con la violenza che permea il contesto in cui vive. Il suo sguardo si incrocia con quello di altri personaggi e con figure reali.
Miren è il centro emotivo del racconto, ma non l’unica voce. La narrazione si apre, infatti, ad altri punti di vista, con capitoli in cui l’io narrante cambia, ampliando lo sguardo a una coralità che evita ogni semplificazione. Attorno a lei prende forma la figura della Tigresa, Idoia López Riaño: una delle militanti più note dell’ETA negli anni Ottanta, divenuta una figura simbolica per la sua partecipazione diretta ad attentati e omicidi. Soprannominata “la Tigresa” per la sua determinazione e ferocia, ma anche per l’immagine seducente che contribuì a costruirsi, rappresenta nel romanzo il volto femminile, complesso e perturbante, del terrorismo basco. “La bellezza non è solo un fardello, può anche essere un’arma rivoluzionaria.”
Non solo esecutrice, ma emblema di una generazione segnata dalla radicalizzazione, la sua figura incarna quella tensione tra identità personale, ideologia e violenza che attraversa l’intero libro.
Ciò che emerge con forza è proprio il significato autentico del titolo: le “belve” non sono soltanto individui, ma una spietatezza diffusa che attraversa tanto l’ETA quanto le squadre paramilitari dei GAL (Gruppi antiterroristici di liberazione). “Il motto Patria o morte mi fa accapponare la pelle, chi è pronto a morire per la patria è anche pronto a uccidere per difenderla.”
La scrittura di Clara Usón conduce il lettore dentro una realtà in cui le responsabilità si distribuiscono su entrambi i fronti.
Le ambientazioni sono rese con grande realismo: la Spagna di quegli anni prende corpo in modo vivido e concreto. Assistiamo, inoltre, al fermento culturale delle giovani generazioni, con i gruppi punk che dilagano e contribuiscono a definire un clima inquieto, ribelle, attraversato da tensioni profonde.
Accanto alla dimensione storica, il romanzo si distingue per la capacità di indagare la condizione della donna. Essere donna, in questo contesto, significa muoversi dentro più costrizioni: quella della società patriarcale spagnola e quella, altrettanto rigida, dell’organizzazione terroristica. È uno degli aspetti più interessanti del libro, affrontato con intelligenza e senza schematismi.
La caratterizzazione dei personaggi è uno degli elementi più riusciti: curata, precisa, mai superficiale. L’autrice scava nelle motivazioni e nelle contraddizioni, dando vita a figure lontane da ogni stereotipo. La sua capacità di restituire la profondità psicologica dei personaggi e la precisione della ricostruzione storica è magistrale.
Un riconoscimento particolare va alla traduzione di Silvia Sichel, che accompagna il testo con finezza e precisione, e alla casa editrice Sellerio, che conferma la qualità della propria proposta editoriale.
È una lettura che richiede attenzione e una riflessione profonda sulla violenza, sulla memoria e sulle sue eredità.
Della stessa autrice, Sellerio ha pubblicato, nella traduzione di Silvia Sichel, anche La figlia (2013), Valori (2016) e L’assassino timido (2019).
Le belve è stato insignito del prestigioso premio Dashiel Hammett per il miglior noir spagnolo.
Per me è stato un primo incontro, nato grazie al suggerimento di un’amica, cui sono sinceramente grata per avermi fatto conoscere una voce così intensa e consapevole.
